‘Black and White America’, il disco della rinascita di Lenny Kravitz

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L’intenzione era di pubblicare un album tutto funky: ‘Black and white America’, ultimo cd di Lenny Kravitz, lascia intravedere solo a tratti questa volontà, ma è un ottimo lavoro. Qualcuno ha definito il rocker un ‘mestierante’ perché negli anni ha saputo trovare una formula vincente che ha clonato disco dopo disco arrivando così al grande successo, ma a noi ciò non interessa: siamo di fronte a un insieme di canzoni ben fatte, ricche di sonorità black, che passano dal rock al funk, al soul, con una facilità e una scioltezza incredibili.

Manca un’unità stilistica e cade dunque, come detto, l’idea con cui il progetto era nato, ma non c’è problema: è un Lenny decisamente ispirato quello che ci troviamo di fronte. La title track stupisce: intrisa di synth e ritmi dance-rock, archi e fiati, ci proietta in un’avvolgente atmosfera seventies. La successiva ‘Come on get it’ riporta direttamente all’ineguagliabile capolavoro ‘Mama said’. ‘Liquid Jesus’ è cantata con un intrigante falsetto su un loop elettronico che prende subito. ‘Rock star city life’ ed ‘Everything’ sono già pronte per diventare inni da concerto. Fa decisamente colpo il sinuoso mid tempo di ‘Superlove’, ma ‘Looking back on love’ è forse l’episodio migliore. Bella, infine, la ballad pianistica ‘Dream’.

I momenti bui del disco sono pochi: su tutti la poco convincente collaborazione con Jay Z e Dj Military in ‘Boongie drop’ e il ruffiano e fin troppo orecchiabile singolo ‘Stand’. Lascia interdetti il fatto che questo album non abbia riscontrato il favore del pubblico, visti i deludenti piazzamenti nelle charts mondiali, ma a volte, si sa, la qualità non paga. Noi restiamo del parere che Lenny Kravitz abbia fatto centro, senza stravolgere il suo stile, ma operando una contaminazione musicale che guarda al passato e non strizza l’occhio alle tendenze del momento: ‘Black and White America’ è senza dubbio il suo miglior lavoro da tanti anni a questa parte. L’unico difetto? Forse 16 canzoni sono troppe, ma è veramente un dettaglio.

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