‘Il mare’, Paolo Poli in scena a Roma fino al 18 dicembre

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Dopo il successo di Sillabari, piece tratta da Goffredo Parise, con il suo poliedrico Il mare Paolo Poli coglie appieno il realismo crudele e la sospensione onirica e quasi surreale dei racconti di Anna Maria Ortese, scelti tra quelli pubblicati su riviste letterarie tra gli anni ’30 e ’70 (compreso quello che divenne in seguito Il cardellino innamorato). Lo spettacolo è in scena al teatro SalaUmberto di Roma fino al 18 dicembre. I racconti sono stati in parte sceneggiati per il teatro e in parte sintetizzati sotto forma di rapidissimi monologhi, e poi inseriti in una impalcatura drammatica leggera e scoppiettante come quella del varietà.

Accompagnato da 4 giovani attori, Poli incornicia 6 novelle della Ortese nello scenario canoro e coreografico di altrettanti ameni siparietti, inserendo così i drammi individuali dei personaggi femminili de Il mare non bagna Napoli in un contesto epocale più ampio. Si intonano canzonette ingenue e orecchiabili come ‘Besame mucho’, ‘Mambo italiano’, ‘Amor, amor, amor..’ o ‘Legata a un granello di sabbia’, che stigmatizzano l’immagine dell’Italietta del Ventennio e del secondo Dopoguerra, quella fatta di “piccole cose di pessimo gusto” e che si culla nell’illusione mentre il mondo intorno crolla a pezzi. Tra scherzi, lazzi e scioglilingua arguti, ecco una carrellata sui sogni di chi vive nella miseria dei bassi, sui miraggi di chi va a cercar fortuna oltre mare, sugli amori frustrati delle donne che restano, e sui deliri d’espansione imperiale di funesta memoria.

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