Paolo Fiorucci: ‘Sei personaggi in cerca di cuore’, il difficile incontro tra animato e inanimato

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Il 2011 ci ha regalato il primo album ufficiale di un interessante cantautore emergente: Paolo Fiorucci. Il lavoro, interamente autoprodotto, si chiama ‘Sei personaggi in cerca di cuore’ e si configura come un concept: Paolo, artista funambolico di darwiniana reminiscenza (e di richiamo pirandelliano), accosta infatti il significato di cose inermi e inerti a un senso vivido e oggettivo. Il tutto alla ricerca di una genesi che partorisce legami intrinseci con il proprio ego. ‘Al di là della vetrina’, brano incentrato sull’impossibile storia d’amore tra un manichino e una donna in carne e ossa, ha un incedere dolce e delicato, commovente nella sua struttura generale.

‘Facce da documento’, invece, mette allegria ma fa comunque riflettere, perché ha come protagonista una macchina che scatta fotografie e che cerca una sua improbabile identità umana. L’epochè (la messa tra parentesi) della realtà trova in Fiorucci la sua massima forma, la sua espressione più alta, nell’intreccio di sensazioni e sentimenti che portano l’ascoltatore a cogliere l’essenza di musica e testi nello scrutare il variopinto del mondo, e nel suo manifestarsi in infinite sfaccettature.

Le canzoni di questo cd sono una multiforme e poliedrica rappresentazione del sé, in un microcosmo di suoni. ‘Penso forse sono’, con un titolo di cartesiana memoria, aggiunge quel tocco di filosofia che non guasta mai. Soprattutto di questi tempi. Non manca, infine, un omaggio a Marco Ongaro con la riuscita cover de ‘Il nostro caro Frankie’ in chiave jazzata. Grazie a persone come Paolo Fiorucci abbiamo oggi una certezza: esiste ancora la musica d’autore tra i giovani talenti. La sua è una toccante esibizione sulle corde dell’emozione.

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