Ecco Manuale d’amore 3, Veronesi: “Voglio fare un pentacolo”
Pubblicato da Massimo Giuliano
23 febbraio 2011 alle 19:34

Affollata conferenza stampa, ieri a Roma, per presentare ‘Manuale d’amore 3’, la nuova pellicola di Giovanni Veronesi (nelle sale dal 25 febbraio) con cui il regista toscano torna a parlare dell’amore suddividendo il racconto in più episodi. Questa volta le storie sono tre, anziché quattro come nei precedenti capitoli, per permettere a ogni ‘microfilm’ di essere sviluppato in maniera più ampia nella sua narrazione. Filo conduttore e trait d’union delle vicende è Cupido, tassista interpretato da Emanuele Propizio.
Veronesi inizia subito con una dichiarazione d’intenti: “Voglio fare un pentacolo sull’amore, arrivando a 5 Manuali”. Dunque in cantiere, almeno nei progetti, ci sarebbero già altri due sequel, ma non è una novità: anche in sede di presentazione di ‘Manuale d’amore 2’, il cineasta aveva annunciato che con il produttore Aurelio De Laurentiis c’è un accordo per realizzare, in tutto, cinque film sul tema. Per il momento, ci si gode la presenza di un cast stellare, che vede in Robert De Niro la sua indubbia punta di diamante: l’attore americano impersona un professore in pensione, che grazie a Viola-Monica Bellucci torna a provare sentimenti che credeva sopiti.
E proprio la Bellucci parla di questa esperienza ravvicinata con l’interprete di ‘Taxi Driver’: “Quando Veronesi mi ha detto che avrei girato alcune scene con De Niro, sono stata contenta. Volete sapere se ero emozionata? Sì, ma anche lui lo era”. Sul personaggio da lei interpretato, Monica aggiunge: “Giovanni ha scritto un ruolo molto bello, pieno di femminilità, con tante sfaccettature. Viola è un po’ una donna bambina che fa gli incontri della sua vita a 40 anni e non è molto felice del risultato. Poi, grazie all’amore, tutto si stravolgerà. Ho avuto la fortuna di lavorare con Michele Placido che fa mio padre e con Robert De Niro che è un uomo ancora così sexy e con un fascino ancora intatto. Sul set tutte le donne erano innamorate di lui”.
Ma come si articola, nello specifico, la trama? È Veronesi a spiegarlo: “Sotto la lente del grottesco e dell’ironia qui inquadro le fasi salienti dell’amore: Giovinezza, Maturità e ‘Oltre’. Abbiamo scelto questo termine, anziché ‘vecchiaia’, perché oggi non si sa più quando la vecchiaia inizia. Drammaturgicamente questo è stato il Manuale più semplice. Con questi film mi pongo domande sull’amore ma non do risposte. Servono anche a me per capirne qualcosa in più. Il primo capitolo, ambientato a Castiglione della Pescaia, è quello più vicino a me, sia per i posti che per lo strascico di giovinezza che ci portiamo dietro entrando nell’età adulta”. In ‘Giovinezza’ vediamo Riccardo Scamarcio perdere la testa per Laura Chiatti alla vigilia del suo matrimonio con Valeria Solarino. E proprio Scamarcio parla di “ironia, freschezza, leggerezza: trovo che questo episodio sia molto poetico. Anche qui, dopo quella con la Bellucci in Manuale d’amore 2, ho una scena difficile con la Chiatti… e mi tocca sempre girare di notte!”, dice scherzosamente.
Laura Chiatti, che nel film canta anche una canzone di Luigi Tenco, interpreta una donna molto seducente, ma “non mi sento femme fatale – svela l’attrice – Mi disegnano così, non so perché. In amore, nella vita di tutti i giorni, sono molto più infantile. È sempre stato un mio sogno lavorare con Giovanni Veronesi. Lo seguivo da molti anni: sembra burbero, ma è un tenerone”. Una curiosità: nell’episodio compare anche il noto vignettista Vauro. Veronesi spiega così la sua presenza: “Vauro era proprio uno da Castiglione della Pescaia. Era restio ad accettare perché mi ripeteva: ‘Ma io non sono un attore!’. Gli ho fatto fare un provino chiedendogli di leggere il copione, e lui ha sbagliato tutte le battute. A quel punto gli ho detto: ‘Ti prendo’. Ad Annozero era uno sfottò continuo”.
‘Maturità’ vede protagonisti l’anchorman vanesio Carlo Verdone e l’amante stalker Donatella Finocchiaro: “Purtroppo la mitomania è una patologia oggi in aumento, come la bipolarità – ha dichiarato il regista e attore romano – Io interpreto un bellimbusto mezzobusto, a cui crolla la sovrastruttura precipitando in una situazione miserabile. Il mio personaggio è un uomo che vive in funzione di se stesso, ama se stesso più di ogni altra cosa. Mi sono trovato bene con Donatella: l’anno scorso avevo recitato con Angela Finocchiaro, ma Finocchiaro era anche il macellaio di ‘Compagni di scuola’… insomma, questo cognome mi porta bene”.
Sulla recitazione adottata, Verdone ha concluso: “A me non piace fare le cose normali: devo sempre trovare un tic e inserirlo, altrimenti la scena resta di servizio. Comunque, Giovanni Veronesi si diverte a mettermi perennemente in situazioni di difficoltà: sto più tempo in mutande nei suoi film che a casa mia!”. Dal canto suo la Finocchiaro, all’esordio nella commedia dopo tanti ruoli drammatici, ha detto “di aver realizzato un sogno recitando con Carlo: sul set è un ciclone di gag e improvvisazione. Io, nel film, ho dovuto interpretare due facce, visto che all’inizio sono seducente e poi divento ossessiva: è stata una bella sfida”.
Michele Placido, che interpreta il padre della Bellucci nonché un amico di De Niro, sposta il discorso sul dialetto: “La commedia insegna che bisogna stare dalle proprie parti, e per questo ho scelto di recitare avvalendomi di un dialetto un po’ pugliese e un po’ molisano, perché lo stesso De Niro è un po’ molisano (i suoi bisnonni erano di Ferrazzano, ndr). Sul piano linguistico, Bob è stato una scoperta straordinaria: sapeva tutte le battute a memoria, anzi talvolta era lui a suggerirmele”. De Niro, infatti, non ha recitato in inglese, ma in italiano, e ha mostrato stima professionale verso Placido: “Ha voluto vedere il mio film su Vallanzasca e l’ha apprezzato”. Sul valore del vernacolo interviene anche Aurelio De Laurentiis, per il quale “il dialetto ha il vantaggio della musicalità ed è la vera ricchezza dell’Italia. Nella commedia è aggiuntivo, non riduttivo, anche se la storia riveste sempre una funzione fondamentale”. Placido ha infine svelato che prossimamente “andrò in Francia per un anno e realizzerò un progetto insieme alla Bellucci”.
Ci ha pensato, a conti fatti, De Laurentis a mettere un po’ di pepe in una conferenza stampa tutto sommato tranquilla e auto cerimoniosa: “Le idee sono le cose importanti. Fare tre film l’anno e indovinarli è complicatissimo. Peccato che abbiamo una tv penalizzante e un cinema piccolo. Se le televisioni non fossero penalizzanti per il cinema italiano, noi saremmo molto più competitivi, ma anche più disponibili nei tentativi di innovazione verso il pubblico”. E sulla polemica di questi giorni, che riguarda l’aumento di 1 euro sul prezzo del biglietto a partire da luglio, il produttore taglia corto: “Dovevamo essere noi a decidere questo aumento, non lo Stato”.

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