Critiche all’alternanza scuola-lavoro, studenti sfruttati

alternanza scuola-lavoro

Negli ultimi mesi, parlando dell’argomento “scuola”, è diventato sempre più difficile lasciare da parte la sempre più discussa alternanza scuola-lavoro, l’attività resa obbligatoria dalla legge sulla Buona Scuola e rivolta agli studenti di terza, quarta e quinta dei licei e degli istituti tecnici e professionali.

Secondo i piani del ministero dell’Istruzione si sarebbe dovuto trattare di “un’esperienza formativa innovativa per unire sapere e saper fare”, ma di recente, alle critiche precedenti, si è aggiunta quella dell’Unione degli Studenti della Puglia, secondo la quale l’alternanza altro non è che un sistema per sfruttare il ragazzi.

“Ci affidano lavori che dovrebbero essere assegnati ai dipendenti: le aziende ci usano come manovalanza gratuita”, hanno detto i giovani studenti pugliesi, attirando l’attenzione del sottosegretario all’Istruzione Toccafondi, che si dice pronto ad intervenire, ma non a mandare ispettori che monitorino la situazione.

Intanto però continuano le denunce dell’Unione degli Studenti, con testimonianze dirette che vedono i ragazzi costretti a volantinare anche per dodici ore al giorno, a pulire i bagni e i tavoli dei ristoranti, a trascorrere intere giornate a catalogare locandine degli anni Ottanta chiusi dentro un cinema.

Indignati, gli studenti pugliesi hanno lanciato la campagna “A scuola io non faccio l’operaio” per portare alla luce i casi di “uso distorto” del percorso formativo. Al ministero dell’Istruzione sembrano però non essersi tirati indietro e si dicono pronti ad affrontare la situazione:

Se c’è qualcosa che non va, ha dichiarato il sottosegretario Gabriele Toccafondi, ed è oggettivo, abbiamo il dovere di intervenire. Non difendo i percorsi falsi perché per me quella è scuola. Siamo in una fase iniziale e non possiamo permetterci di sbagliare. Le denunce ci devono essere da parte dei ragazzi: li invito a farle ai loro professori, ai dirigenti scolastici, agli uffici provinciali e regionali e al ministero. C’è chi deve ascoltare gli studenti e valutare queste situazioni. Non invierò ispettori: serve uno scambio di vedute costante tra i vari protagonisti di questa esperienza. Va valutato caso per caso.

Ma dal sottosegretario Toccafondi arriva anche una smentita alle parole della ministro Valeria Fedeli, la quale nei giorni scorsi aveva ipotizzato di risolvere il problema della mancanza di posti facendo fare l’esperienza d’estate:

Così come italiano, storia e matematica non si fanno ad agosto, ha concluso Toccafondi, preferisco pensare anche a questa attività durante l’anno scolastico; solo in alcune realtà come la costa romagnola si può pensare ad un’attività estiva.

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