Sursumcorda, musica per l’anima
Pubblicato da Gerardo Larosa
9 giugno 2011 alle 12:19

È la poesia il collante dei lavori dei Sursumcorda, gruppo nato nel 2000 dall’amicizia dei chitarristi Giampiero ‘Nero’ Sanzari e Piero ‘Cirano’ Bruni, e dal loro incontro con il violoncellista Francesco Saverio Gliozzi, il batterista Fabio Carimati e il percussionista Emanuele ‘Manolo’ Cedrone. Dopo tre album e sette colonne sonore per documentari è iniziata per loro la proficua collaborazione con il produttore artistico Fausto Dasé, che li ha condotti al loro ultimo album ‘La porta dietro la cascata’, un concept formato da due dischi, di cui uno interamente strumentale. Per saperne di più, abbiamo intervistato il leader del gruppo Giampiero ‘Nero’ Sanzari, che ci ha condotti nel mondo ‘fuori dallo spazio e dal tempo’ dei Sursumcorda.
‘La porta dietro la cascata’ è il titolo del vostro ultimo album. È un’immagine fantastica, quasi psicoanalitica. Perché avete scelto proprio questo brano per rappresentare tutto il disco?
Siamo partiti da una metafora: ‘La porta dietro la cascata’ è un invito a non restare impassibili di fronte alla maestosità e alla bellezza ma ad andare oltre, assumendosi il rischio della profondità, cercando cioè di cogliere nell’ascolto le sfumature più piccole e nascoste. Questo brano è preceduto da una sorta di preludio concepito in modo inverso, cioè ‘parlato’.
Quanto è importante per voi l’osservazione della natura, vero e proprio ‘spirito guida’ del vostro lavoro?
Il nostro modo di comporre è ‘sperimentale’, si basa cioè sulla combinazione delle nostre conoscenze personali, e sull’osservazione e la reazione dell’ambiente circostante: ogni nota, ogni melodia, ogni parola ha la capacità di trasmettere un’immagine grazie al cambio umorale di chi ascolta.
Anche le opere dell’uomo e l’uomo stesso sono protagonisti di alcune canzoni. È il caso de Il palazzo e di Tutti i fiumi vanno al mare. Sembrerebbe che abbiate scelto di parlarne in chiave ottimistica: il palazzo non è una bruttura architettonica e gli immigrati sembrano riuscire a sopravvivere. È un’interpretazione corretta?
Il palazzo, Infinito e Bambina che schiaccia i pinoli sono brani in cui sposiamo l’idea per la quale ogni oggetto, il più comune, il più piccolo, il più inosservato, possa assumere un valore incalcolabile, se vissuto in un contesto poetico. In Tutti i fiumi vanno al mare la visione, invece, è tutt’altro che ottimistica: il brano segue il percorso drammatico di una scelta rischiosa per poi interrompersi bruscamente, come un dramma del quale non si vede la fine, attuale ora come cent’anni fa.
I frattali sono parte integrante del disco, tanto che avete deciso di inserirli anche in un secondo cd. Com’è nata quest’idea?
Durante la composizione ci siamo accorti che per la ricchezza degli arrangiamenti molte melodie rimanevano nascoste. In sostanza, era come se alcuni brani, dotati di una propria autonomia e completezza, vivessero di vita propria all’interno delle canzoni. Abbiamo deciso di metterli alla luce ed essendo frazioni facenti parte di un ‘tutto’, abbiamo deciso di chiamarli ‘frattali’ pensando ad un’approssimazione del concetto geometrico.
Questi intermezzi musicali non sono ordinati numericamente e mancano di alcuni elementi (il frattale 3, il 7 o l’8). Ha un significato simbolico tutto questo?
No, nessun simbolismo. Il numero è stato assegnato cronologicamente mano a mano che i frattali venivano alla luce. È stata fatta una scelta con la produzione (Fausto Dasé per Dasé Sound Lab e Timur Semprini per Accademia del Suono). I frattali che mancano non sono stati pubblicati.
Perché l’inserimento all’interno del concept album di So che mi vuoi, cover dei Beatles nella versione italiana cantata da Mina?
È un argomento che portiamo avanti da tanto tempo. Siamo dell’opinione che la lingua italiana abbia una musicalità sottovalutata dalla musica leggera nazionale, alla quale troppo spesso si preferisce l’inglese. So che mi vuoi è uno di quei casi in cui una canzone, pur concepita in lingua inglese, funziona meglio cantata in italiano.
Nella musica leggera di oggi, soprattutto in quella più gettonata, c’è una certa tendenza all’omologazione delle tematiche e della scrittura, cosa che non succedeva negli anni ’70. Un disco di Lucio Battisti, tanto per fare un esempio, poteva risultare poetico e al contempo ‘accessibile’ a un vasto pubblico. Siete d’accordo e, se sì, qual è, secondo voi, il motivo di questa involuzione musicale?
Eh, Gerardo, sono d’accordo con te. Credo che i motivi siano complessi, difficili da spiegare in poche righe. Sicuramente è cambiato molto il modo di concepire il legame musica-testo; molti scrivono canzoni partendo da una melodia orecchiabile che guida un testo di parole assonanti. Il nostro stile, invece, punta a rafforzare il legame musica-testo. I due elementi della canzone diventano imprescindibili: uno spiega l’altro e viceversa. Capita spesso che un testo venga modificato in corso d’opera perché la musica ha spostato l’immagine emozionale altrove, così come la musica ha la capacità di rendere più comprensibile un testo che ha un’immagine già chiara e definita. Questo rende orecchiabile anche ciò che è poetico, come succedeva in molte canzoni di Battisti.
Da tempo siete attivi nella composizione di colonne sonore per documentari. Vorreste mettervi alla prova con un genere diverso? Che regista sentite più vicino alle vostre corde?
Abbiamo molti lavori in embrione. Non è escluso che la nostra musica finisca presto in un film. In Italia abbiamo tantissimi registi di talento, facciamo fatica a nominarne uno su tutti perché ognuno ha un suo stile ben definito.
‘Sursumcorda’, espressione latina che sta per ‘in alto i cuori’. Perché avete scelto di chiamarvi così?
Abbiamo scelto ‘Sursumcorda’ perché veniva usato come incoraggiamento, come motto per dire “su con la vita” o “stammi bene”. Abbiamo sentito che ci rappresentava bene anche per la presenza della parola ‘corda’, elemento fondamentale dei nostri strumenti, e il significato ‘cuore’, in riferimento alla musica come sentimento.
Siete stati impegnati fino a qualche giorno fa in concerti dal vivo. Avete in programma altre date per l’estate?
La tournée in teatri, locali e spazi culturali ripartirà da settembre. In estate proseguiremo nella composizione di nuovi lavori; inoltre stiamo aspettando conferme per la partecipazione in alcuni festival. Proprio in questi giorni, inoltre, il nostro videoclip ‘Infinito’, con la regia di Giovanni Pitscheider, è stato selezionato per il premio ‘I’ve seen films 2011′ di Rutger Hauer, in programma dal 5 al 14 ottobre a Milano. La giuria internazionale del festival sarà composta quest’anno da personaggi come Ridley Scott, Charlotte Rampling e Maurizio Nichetti.
Cosa deve aspettarsi il pubblico che assisterà ai vostri spettacoli?
Un’esperienza musicale, visiva e percettiva unica. Fatta non solo di note ma anche di immagini, di colori e movimento. La frase che sentiamo di più alla fine dei nostri concerti è: “Il vostro concerto è stato una vera sorpresa”.
